Oro, incenso & mirra per #natalealverde

Secondo un’antica profezia caldea – la Caldea era una delle regioni della Persia, corrispondente alla parte meridionale dell’odierno Iraq – un giorno, nel cielo, sarebbe apparsa una stella cometa. I Magi – i sommi sacerdoti del locale culto del Fuoco – l’avrebbero dovuta seguire nel suo corso verso occidente. Lì, dove la stella si fosse fermata, avrebbero trovato un bambino neonato, un bambino che minacciava di diventare straordinario, che i Magi avrebbero dovuto mettere alla prova, offrendogli dei doni: per la precisione dell’oro, dell’incenso, e della mirra.

Gold-Frankincense-and-Myrrh-2012

Se il bambino avesse preso l’oro, da grande sarebbe diventato un re; se avesse preso l’incenso, sarebbe diventato un dio; se avesse preso la mirra, sarebbe diventato un sapiente. Il bimbo li prese tutti e tre.

Ecco, ogni volta che la rileggo, o che la racconto, mi viene la pelle d’oca…

Ci è stata trasmessa – o, almeno, a ME, è stata trasmessa – un’immagine da cartolina della Natività di Nostro Signore: la stalla, la mangiatoia, il bue e l’asinello, le pecorelle, i pastori che cantavano “Adeste fideles” (che fra l’altro mi è sempre piaciuta, vi consiglio la versione di Giuni Russo), “La Notte Santa” di Guido Gozzano… Dio che lagna lui e il suo campanile che mi faceva venire l’ansia, a scuola :-/

Be’, per “The little drummer boy”, sono disposto a chiudere un occhio. Solo per alcune versioni, ovviamente, ma quella è un’altra storia… 😉

Ma noi, che abbiamo più del sapiente o del dio, piuttosto che del re, lasceremo per un attimo da parte l’oro, per occuparci invece dell’incenso e della mirra.

Entrambe resine, essiccate al sole e all’aria, che colano dalle ferite provocate da profonde incisioni, praticate con appositi coltelli rituali, nella corteccia di due diverse piante, o addirittura più di due – le fonti antiche sono controverse al riguardo e la botanica moderna ancora di più – comunque appartenenti alla famiglia delle Burseracee e comunque originarie delle regioni a cavallo del Mar Rosso, siano esse l’Eritrea e la Somalia, oppure lo Yemen e l’Arabia Saudita, la mitica “Arabia felix” dei Romani, il favoloso “paese di Punt”, patria della Regina di Saba di biblica memoria, patria della mitologica araba fenice, della quale, come della fede delle femmine, si dice che “dove sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa” (cit.)… ^_^

Su queste piante “favolose” di cui poco o nulla si sapeva in Occidente e su cui di conseguenza fiorivano miti e leggende, si raccontavano le storie più disparate.

Dell’incenso narra ad esempio Erodoto, nelle sue “Storie”, che gli Arabi facevano bruciare lo storace – altra spezia resinosa, importata in Grecia dai Fenici – per allontanare i numerosi serpenti alati che si radunavano intorno all’albero per proteggerlo. Solamente il profumo dello storace avrebbe avuto il potere di scacciare questi serpenti alati, che sarebbero poi volati fino all’Egitto, il primo e più grande consumatore di incenso del mondo antico.

Plinio raccontava invece, nella sua “Storia naturale”, che la mitica araba fenice, magnifico uccello sacro al Sole, dal dorso color porpora, le lucenti piume dorate attorno al collo, la lunghissima coda azzurra e la cresta sgargiante “quando è vecchia costruisce un nido di rami d’incenso, lo inonda di profumi e vi si adagia in mezzo per morire”. Da lì sarebbe poi rinata a nuova vita, risorta dalle proprie ceneri, come si dice. E questo alla veneranda età di ben 500 anni!

Della mirra parlerò la prossima settimana: oggi sono particolarmente stanco…. :-/

Liberamente tratto da “Viaggio nel mondo delle essenze. Aromi e rimedi di ieri e di oggi” di Marina Ferrara Pignatelli, collana “Il corvo e la colomba”, diretta da Ippolito Pizzetti, Franco Muzzio Editore, Padova, 1991

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3 risposte a “Oro, incenso & mirra per #natalealverde

  1. infine giunse anche il buon Diego… carico di doni preziosi!
    grazie
    s

  2. Già… il quarto Re Magio: il panda, carico di deliziosi e croccanti germogli di bambù… Sai che roba! 😉

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