Sinfonia in giallo

Fiat lux. Sia fatta la luce. E luce fu. A terra, ad altezza d’uomo e anche un po’ più su, sopra le nostre teste. E da quel giorno ci fu solo l’imbarazzo della scelta: giallo sole, giallo oro, giallo girasole, giallo polenta, giallo limone, giallo primula, vaniglia, chartreuse e persino verde acido. Tinte unite, cangianti, margini, macchie, aloni, chiazze, che sembrano buttate lì a caso oppure dipinte dal pennello di un miniatore con certosina pazienza.

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E pensare che un tempo non mi piaceva il giallo. Colori forti, luce intensa: gaillardie, coreopsis, rudbeckie, gazanie, girasoli … Tutte – senza eccezione – “without a hint of orange”, senza traccia d’arancione, come dicono gli inglesi. Poi ho capito dove stesse il problema: colori forti, luce intensa, tutte – senza eccezione – margherite (Asteracee), tutte – senza eccezione – senza traccia d’arancione. C’è di che rimanere feriti, più che abbagliati. Soprattutto sotto la luce violenta del nostro Sud. Poi ho scoperto i fogliami: tinte morbide, suadenti, colori pastello, perfetti per illuminare angoli ombreggiati, oppure stridenti, che sembrano uscite dall’evidenziatore di un correttore di bozze impazzito, oppure ancora con sfumature d’arancio, e in questo caso si tratta di varietà fatte per crogiolarsi al sole.

Già Gertrude Jekyll, inventrice del “giardinaggio all’inglese” – e nume tutelare di noi giardinieri “coloristi”, un po’ romantici e un po’ nostalgici – diceva, nel suo ***, che se avesse avuto altro spazio a disposizione si sarebbe fatta un giardino giallo. La poveretta – si fa per dire – possedeva una tenuta (Munstead wood, nel Surrey) di *** ettari. Ma, si sa, agli appassionati di piante lo spazio non basta mai. E quello che non poteva fare a casa propria lo consigliava, e lo faceva, a casa d’altri. Ecco così ligustri dorati, agrifogli variegati, tassi aurei.

Vita Sackville-West, a Sissinghurst, celebre per il suo giardino bianco, aveva anche quello che chiamava “il suo giardino del tramonto”, ma si trattava, in questo caso, soprattutto di fiori: ***

Chissà cosa avrebbe fatto se avesse avuto a disposizione l’Hemerocallis ‘Stella d’oro’ …

Penelope Hobhouse, e sono passati alcuni decenni, dedica ai fogliami gialli alcune pagine del suo “Colour schemes for the flower garden”. La scelta si è decisamente ampliata: ***

Per noi, fortunati giardinieri del terzo millennio, la scelta è, ovviamente, ancora più ampia, ed ogni giorno – o quasi – compaiono nuove varietà, selezioni o mutazioni, nei toni del giallo. Ormai non esiste quasi categoria di piante che non abbia fra i propri rappresentanti esemplari che abbiano abbracciato la scelta radicale del giallo, o almeno ci provino. Stagionali, erbacee perenni, arbusti piccoli, medi e grandi, alberi, conifere, persino felci ed agrumi!

Questa “scelta”, se così la possiamo chiamare, dal punto evolutivo proprio non si spiega. Eppure, se da un giorno con l’altro, piante fino a quel momento assolutamente tranquille e rispettabili decidono di abbandonare il fascino rassicurante e un po’ borghese del “tutto verde” e si lasciano andare alla tentazione radical-chic – persino un po’ new-age, se vogliamo – del “tutto giallo”, oppure del “così-così”, qualche ragione ci deve pur essere. Ma a noi ancora sfugge. Sappiamo tutti cosa perdono, decidendo di passare al giallo: meno clorofilla vuol dire una crescita più lenta, una minore resistenza alle avversità; una maggiore predisposizione al “male di vivere” insomma, se le condizioni in cui sono coltivate non sono proprio ottimali. Ed infatti la scelta più diffusa è quella del “così-così”: macchie, chiazze più o meno accentuate, appariscenti variegature oppure margini quasi invisibili.

Per chi decide invece di passare al “tutto giallo”, le conseguenze sono ancora più drammatiche: la perdita dei pigmenti protettivi ha come primo risultato di rendere la pianta più sensibile ai raggi diretti del sole, soprattutto quando questi colpiscono con maggiore intensità, nelle ore centrali della giornata o durante i mesi estivi. Non è un caso infatti che la maggior parte di queste piante, tranne alcune eccezioni – solitamente segnalate dai produttori con scritte a caratteri cubitali – preferiscano posizioni semiombreggiate o, almeno, schermate. Se piantate in posizioni troppo esposte ai raggi del sole, infatti, queste piante manifestano segnali di disagio di varia intensità: il primo a cui dobbiamo prestare attenzione è un fenomeno di “imbianchimento” generale della vegetazione, più sensibile sulle foglie nuove, che, nei casi più gravi – accentuati da irrigazioni inadeguate o in posizioni esposte al vento – può arrivare fino al cosiddetto “scorching”, l’ustione da sole. Si tratta inizialmente di un danno di tipo estetico: le foglie presentano infatti i margini o parte della lamina rinsecchita, come se fosse stata bruciacchiata, ma, se non si corre ai ripari in tempo breve, la pianta esprimerà il suo disagio con un generale rallentamento della crescita o, nei casi più gravi, con la morte. Attenti però a non esagerare con l’ombra perché potrebbe accadere che, se questa è eccessiva, le piante rinverdiscano.

Altre volte ancora, invece, sono dei virus, non letali ma non per questo meno subdoli, a modificare l’aspetto della piante. E questi sono i casi in cui, anche all’occhio meno esperto, la pianta prende un aspetto decisamente malsano: ad esempio nel geranio edera “Crocodile”, le nervature, da verdi che erano, diventano di un inquietante giallo limone. Quando compaiono fenomeni di questo tipo i collezionisti si precipitano a collezionare, mentre noi comuni mortali ci precipitiamo ad acquistare del solfato di ferro, convinti che il poveretto sia stato colpito da una forma fulminante di clorosi. Ma, si sa, il mondo è bello perché è vario.

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