Il Giardino del Merlo a Dongo (CO): una meraviglia dimenticata dagli uomini, ma non da Dio – part 2.3

LE PIANTE DEL GIARDINO DEL MERLO

NELLE MEMORIE DI DON LUIGI GUANELLA

Veniva da lontano, al Giardino del Merlo, la passione per l’esotico e diede frutti insperati.

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La Cycas revoluta è pregiatissima pianta, che da una radice mette fuori, a numero di cento, foglie ampie, erette, disposte in circolo di ornamento vago.

La Dracaena brasiliensis (ora Cordyline indivisa) è parente alla Cycas revoluta e se ha foglie in minor numero le ritiene più spalancate tuttavia.

Il Physianthus albens (ora Araujia sericifera) apre le sue boccuccie e riceve le farfalline, e quasi amico diletto a loro s’abbraccia né più le lascia sino al tramonto del dì.

Quella radice che apre tante foglie, quasi lingue di agnelli che belano, ha nome Calla aethiopica (ora Zantedeschia aethiopica) e si dirige sollecita al Creatore che ha fatto spuntare il mattino di un novello dì.

Spande intorno fiori e frutti odorosi il Citrus aurantium che dalle mense del patrizio passa egualmente sul desco del poveretto.

Il visitatore in ritornare guarda alla Passiflora caerulea ed esclama: “Pietosissimo fiore, io ti saluto”. La sua forma è una stella in color celeste chiaro, i pistilli suoi sono a mo’ di chiodi, i suoi petali in numero di dieci son come i Comandamenti della divina legge, infranti dalla umana malizia e riparati dalla divina misericordia.

Qui stesso il Metrosideros linearis (ora Callistemon linearis) che per cent’occhi guarda intorno e guarda ogni lato e dice: “Dio vede e Dio provvede”.

La Scilla maritima (ora Urginea maritima) è premio di prudenza.

E l’Agapanthus umbellatus si sovrappone e accompagna, quasi ombrello, la persona del trionfante, troppo preziosa perché non soffra disagio o nocumento qualsiasi dalle vicissitudini di clima.

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La Musa ensete (ora Ensete ventricosum) è radice mirabile che mette fuori le foglie a guisa di lenzuole spiegate.

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L’Opuntia mette vastissime e grosse foglie, e frutti i fichi d’India sopra il nudo scoglio, quasi indizio d’una provvidenza che fa operare altresì in spe contra spem.

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Il Cerasus spectabilis è la più prodigiosa pianta che si ha in tutto il Giardino del Merlo. Par che non abbia radice e che non abbisogni di terra da cui succhiare, eppure vive ed è gigante. È un tronco unico senza rami, senza foglie; il prezzo di questa pianta non ha limite.”

“… e ritorna fuori dove è il Cerasus napoleonica, tronco di pianta come un uomo senza testa e senza gambe, irta di spine, non è tuttavia disaggradevole a mirare. Essa ti predica: “Tutto è buono quaggiù perché tutto conduce al Creatore, bontà somma”..

Questi invece, purtroppo, non li abbiamo scoperti né tantomeno siamo riusciti a capire cosa fossero.

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Una risposta a “Il Giardino del Merlo a Dongo (CO): una meraviglia dimenticata dagli uomini, ma non da Dio – part 2.3

  1. Luca

    Cerasus spectabilis e Cerasus napoleonica: chiedi al Maestro Shifu, lui sa che piante sono

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