Il Giardino del Merlo a Dongo (CO): una meraviglia dimenticata dagli uomini, ma non da Dio – part 1

1) L’Ingresso – Il muro

Dicono che in casa d’altri bisognerebbe sempre entrare in punta di piedi. Soprattutto quando non se conoscono i proprietari e, oltretutto, la casa sembra abbandonata da un po’. Già… sembra.

Qui, poi, c’è anche la porta del Castello ad aumentare il senso di reverenziale timore che promana da ogni pietra, da ogni sasso. E subito la prima salita si rivela, se non proprio faticosa, decisamente lunga, come se questo misterioso padrone di casa volesse scoraggiare i non più che ben intenzionati visitatori. E, visto dal basso, quello lassù in cima sembra proprio un castello, arroccato sul suo scoglio, come un falco sulla rupe.

T 420Quale, quindi, non sarà la sorpresa nell’essere accolti, già da lontano, dal profumo avvolgente del calicanto, d’inverno, e delle rose, d‘estate. Come se il padrone di casa – che non vedremo mai durante tutta la visita al giardino, ma il cui spirito è presente in ogni dove – avesse voluto accoglierci con i suoi doni più preziosi, quelli che non si possono vedere.

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